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"I
Passi di Liù"

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Ritual
# 37
E'
un anelito amaro quello che caratterizza il
quarto disco degli italiani. Un ritratto dalle
tonalità morbide, che si allontana dalle
atmosfere cantautoriali e neo folk dei
precedenti lavori per adagiarsi sulle
manipolazioni sonore del dark ambient più
raffinato e atmosferico. Il volo è planare,
tanto personale nella forma quanto voluttuoso
nei contenuti, ricchi di simbolismi e immagini
sonore significative. Un flusso emozionale di
pensieri e vissuti, che riemergono dal gorgo
dell'anima in una veste poetica che non ha
precedenti nella carriera della compagine,
autrice (come suo solito) di un lavoro
prezioso e curato anche dal punto di vista
iconologico. Un passo importante, all'insegna
della libera espressione artistica e fuori dai
luoghi comuni delle restrizioni di genere. Al
riparo da luce accecante, il loro è un cono
d'ombra che cela una sofferenza profonda (la
perdita di un'amica) e si divincola
sinuosamente tra lirismo raffinato e amplessi
musicali naif. (Maurizio Gabelli)
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Kronic
(4/5)
Per
crescere e diventare adulti Liu' deve morire.
Non si può crescere senza perdere una parte di
se. E' la natura. E' la sua legge. Se vuoi
diventare uomo devi perdere le illusioni e i
sogni del fanciullino. Da giunco devi
trasformarti in roccia in modo che le pioggie ti
schiaffieggino senza effetto. Devi avere
corteccia al posto di pelle perchè la vita non
deve più graffiare fin dentro a toccare il
cuore.
Per
crescere musicalmente deve morire la parte
ingenua di un suono, il bozzolo che la protegge.
Albireon l'ha fatta morire, l'ha persa nello
scorrere del tempo, spogliandosi della struttura
del folk di umore nero e dimenticandola nel
mondo passato. La differenza con i lavori
precedenti è abissale per capacità di
guardarsi dentro, per emotività e per l'abilità
nel tessere un nuovo linguaggio. Dei vecchi
canoni non c'è praticamente più nulla. Ora si
parla una lingua rarefatta, minimale e
intimista, che se ne sta tra l'ambientale e il
post rock, che sa di universale e non più di
genere. Il passo in avanti è talmente notevole
da trasformare Albireon da un gruppo di
"settore" in un progetto di ampio
respiro. Niente più barriere nè steccati.
E'
indubbio. "I passi di Liu'" è il
migliore lavoro di Albireon. Trasuda nostalgia
dai testi, che sono poesie, al libretto, dai
toni delicati e dolenti. Ma è il suono
l'elemento che più colpisce. E' come se tutti
gli strumenti e i musicisti con loro abbiano
fatto un passo indietro, poi siano rimasti in
silenzio per ore, per anni, fino a cogliere il
lieve rumore del cuore che batte, fino a carpire
il brusio della lacrima che scappa veloce dalla
guancia di Liu'. Le chitarre sono arpeggi
minimali e a volte dissonanti, il suono è
carico. E' pregno di piccolezze che lo fanno
completo. E' questa la novità che più
colpisce.
Dalla
iniziale "Liu' dorme" fino a "Gli
equiseti" con la loro poetica malinconica
del ricordo, per passare a "Cendra",
con un duetto di voci che a me ha riportato alla
mente certe cose del vecchio periodo neofolk dei
Current, ed arrivare a "Marea" la
sensazione di un suono figlio della natura è
sempre presente.
Se
devo fare un appunto, lo faccio alla voce:
ancora troppo cantautoriale per il nuovo stile,
a tratti troppo impostata quando al contrario io
l'avrei voluta "sgraziata", avrei
voluto sentirla urlare perchè il canto delle
emozioni non è mai educato, ma si dibatte come
le tempeste che attraversano il cuore.
Liu'
deve morire ma non deve essere dimenticata.
Perchè una volta cresciuti non si può fare a
meno di lei. Perchè una volta diventati roccia
si scopre la nostalgia per quando ancora si
credeva nei sogni, e allora Liu' ritorna, la si
cerca ovunque, nei ricordi, nel volo di una
rondine che batte le ali, nel volto della sola
persona che sa ancora farti accellerare i
battiti del cuore oppure nel sorriso di una
bimba che non conosce ancora il significato di
"compleanno" ma ride, perchè lei è
Liu' e tu al suo fianco dimentichi quanto sia
poca cosa la vita. (Federico Tozzi)
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Chain
DLK (4/5)
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At
three years from their latest album
"Il Volo Insonne", Albireon
are back with a particular new one
titled I PASSI DI LIU'. The ten tracks
of the CD differs a lot from their
new-folk tunes as it has been created as
a sort of concept album to commemorate
the memory of a dead girl (it isn't
specified if she's an hypothetical one).
Musically the album is sounding more
like an experimental Italian progressive
rock work (like the early Le Orme albums
such as "L'uomo di pezza") and
it's nice to see the band looking for
new ways of expression. If you aren't
used to Italian progressive music of the
seventies, well, forget the word rock
for a moment, because on some cases it
wasn't sounding like rock music at all.
On our case, Albireon recalled me that
kind of sound mainly for Davide Borghi
vocal style, because if we talk about
music, most of the tracks are composed
of oneiric treated sounds. Only "Cendra",
"Cerbastri", "Nymphalidae"
and the closing "Gennaio" have
folkish acoustic guitar parts. A
particular interesting work full of
pathos and sadness. (Maurizio Pustianaz)
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Ver
Sacrum
Albireon:
I passi di Liù (CD - Palace of Worms, 2008).
Gli Albireon continuano ad essere uno dei
progetti italiani più interessanti e proseguono
il loro cammino attraverso una complessa selva
di sonorità differenti. I primi brani che mi
capitò di ascoltare risalgono, se non ricordo
male, al 2001 e l’ultima loro opera che ho
avuto modo di apprezzare è stata Il volo
insonne, pubblicato ormai tra anni fa.
L’evoluzione di questo progetto nostrano che,
va detto, ha sempre avuto caratteristiche
piuttosto personali è evidente, al punto che
quest’ultimo CD potrebbe è difficilmente
associabile ai precedenti lavori a me noti; ad
esempio, la chitarra acustica è quasi assente
e, laddove se ne sente (o, addirittura,
intuisce) il suono, è assolutamente in secondo
piano. Di fatto I passi di Liù è costituito da
basi dark ambient su cui viene sovrapposta la
voce, spesso recitante o caratterizzata da quel
cantato minimale che ha sempre caratterizzato
gli Albireon. Per quanto assurdo possa sembrare,
quest’album mi ha fatto pensare ad un
impensabile connubio tra un Arturo Stalteri
all’epoca dell’esordio dei Pierrot Lunaire e
un moderno gruppo di ambient scura ma non
immobile: nn avrei mai pensato che liriche
recitate in italiano potessero combinarsi così
bene con una chitarra in lontano sottofondo e
drone rugginosi. A concludere il tutto, un lungo
brano (12 minuti abbondanti) che si distacca
alquanto dai precedenti, caratterizzato com’è
dai suoni di corde pizzicate e di un violino
minimale che si sovrappongono e si vanno a
stemperare in strutture noise ambient in
continuo movimento e crescendo che, a loro
volta, scompariranno in un arpeggio di chitarra
accompagnato dalla voce. Chapeau! Web: http://www.albireon.it/.
(Ankh)
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Gothtronic
Albireon
is an Italian neofolk outfit that is active for
some 10 years now. The creative forces in this
band are Davide Borghi (vocals, guitar. Lyrics)
and Carlo Baja-Guarienti (keyboard, piano,
flute). Later on Stefano Romagnoli (programmer,
samples) and drummer Lorenzo Borghi joined the
band. The sound of Albireon had become
characterized by acoustic guitar and piano as
well as ambient and industrial soundscapes. The
band released album via Cynfeirdd and work with
amongst others Sonne Hagal, Ian Read and Oda
Relicta. The new album however gets released by
the Italian label Palace of Worms . I Passi Di
Liu can perhaps be considered the first serious
full length album of the band on which all
characteristics of their sound fall into place.
The atmosphere on this recording is tranquil,
modest and sometimes almost sacral. Yet not
without emotion, since how could Italian vocals
be possible without emotion? Those who love the
isolationism side of ambient will definitely
appreciate the soundscape like basis which
supports the vocals, guitar and piano. Albireon
obviously has grown over the past few years and
I Passi Di Liu is an exceptionally beautiful
recording.
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Heathen
Harvest
Sometimes
music tends to bring you to a complete stop, as
if the mere sound and sensation of the tune
lingers and blends into every aspect of life.
When music gets this good its usually the
closest thing I come to realising its power over
the human mind.. Albireon gets pretty damn close
but sadly it hovers on the borderline between
great and fantastic, as if the music wants to
evolve into a butterfly but gets stuck halfway
to perfection. I Passi Di Liù is a magical
album with a haunting almost otherworldly
mood.The core of the music is based around
ambient structures with various instruments
blended into it, hovering over this landscape is
a male voice almost chanting out with a sad and
yet strong conviction. The music brings with it
a strong package of emotions that overwhelms and
brings a lingering curtain of sadness over once
mind. Its really hard to define this music as
anything else then a sad Mediterranean dream
evolving as the night travels by on ethereal
wings. The album starts out with a track that
reeks with otherworldly whispers, in the
background a guitar can be heard playing a
lamenting tune accompanied by a sad passionate
song. It's a damn shame I cannot understand the
spoken word but in this case the emotion that
manifests in the lingering tunes are heavy
enough for me to feel even though the words fail
to transfer their hidden meaning to me. The
album goes on with its haunting combination of
guitars and ambient landscapes, and this
combination works extremely well most of the
time, although some of the times the vocals tend
to get a bit to similar and could use some
variation.The first song that really sticks out
is Cendra. By adding female vocals to an
interesting riff and changing the general
composition of the song it goes from the more
ambient to something that reminds me of medieval
neofolk. Cerebastri is a step back to the more
emotional and clean male vocals with the ambient
background and it sure cuts a piece of the soul
out. Marea is the next step with darker, deeper
vocals and a more brooding sensation to it, if
the earlier parts of the album were an aspect of
sorrow this is a plunge so deep into emotional
desolation that the joy fails to exist. It's a
great track that add a deeper sensation to the
earlier more shallow catatonia, its almost as if
the album goes into its next step from this
stage and onwards.Falistre is a pure ambient
track with a more mechanical sound to it, like a
weird alchemist's lab in the steam punk
renaissance of Europe. After this a sad almost
storytelling song with the same sad and forlorn
feeling that have haunted this album, it ends
with Gennajo, a 12 minute travel through both
ambience, folk, ethereal and its almost as a
recollection of the album in itself. A short
preview of the greatness that's about to come
and the feeling and sensation is thick in this
prefect balance of atmosphere and sadness. Il
Passi Di Liù is a fine piece of art and
although it might not always reach into the
depths of my psyche its definitely bordering on
the edge with its haunting songs of passion and
lost love. It's a shame I cant really comment on
the written text since my Italian is bad at best
but this music is really bordering to the
speechless. It need not words to declare its
message, its universal in its feeling and that
is the raw strength. It's a great passionate
album of a fantastic mix of ambient and neofolk,
although it might not appease all it sure is
enough to evoke thought and a lingering sadness
in the heart of the sensitive.
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Compulsion
On
I Passi Di Liu the Italian group Albireon take a
strong step away from neo-folk compositions for
an album of gloomy, mournful laments, lead by
the almost hymnlike voice of Davide Borghi.
Albireon have released several albums on
Cynfeirdd, and last year they collaborated on a
10-inch with Sonne Hagal released on Final Muzik.
I Passi Di Liu, while maintaining a traditional
folk feel places more emphasis on atmospherics
than the folk melodies they are generally
associated with. I Passi Di Liu recalls the more
ethereal moments of Gordon Sharp's Cindytalk.
Borghi's vocal takes on an almost sacred feel on
'Gli Equiseti' amidst soft bass tones and gentle
atmo-wash. It's this moody atmospheric touch
that makes Albireon so distinctive here. I Passi
Di Liu is sung and spoken in Italian and is
concerned with memories of a lost beloved one -
a point amply conveyed by the mood of the music
and cover art.
The sound is so fragile that it almost breaks,
as it does on 'Cerbastri', a skewed folk ballad
set against woodwind and background whistling.
Even when guitars and piano enter the fray, the
effect is slight, as they appear little more
than embellishments to Borghi's haunting vocal.
The same goes for 'Naufraghi' where Borghi's
vocal hovers over classical piano notes,
reverbed guitar and atmospheric hum. The spoken
voice on 'Nymphalidae' is surrounded by creaking
electronics, ringing guitar notes and ambient
drone and when eventually an acoustic folk strum
does appears it remains distant.
I Passi Di Liu carries elements of ethereal and
traditional folk, and on initial listen the
entire thing may sound too understated to cause
much of an effect. Repeated listening, however,
shows I Passi Di Liu to be an effective
transitional release from Albireon. It will be
interesting to discover how Albireon follow this
up. I Passi Di Liu is available as a regular CD,
while a CD and DVD package featuring a film by
Albireon is available in an edition of 100.
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Rosa
Selvaggia
Appena
ho avuto fra le mani il nuovo lavoro di Albireon,
non so perché ho avuto una strana sensazione,
inquietudine soprattutto. Cosa confermatami sin
dal primo ascolto del disco, o meglio forse mi
sono lasciato suggestionare dall'aver visto
prima il dvd e poi aver ascoltato l'album.
Comunque siano andate le cose, vedrò di
approfondire meglio il tutto c on l'intervista
che sto preparando a Davide Borghi. Lui mi ha
solamente anticipato via e-mail, con la consueta
sensibilità che lo ha fatto da subito diventare
mio 'amico di email' (oltre che aver avuto il
piacere di organizzare con lui un concerto
qualche anno fa), che il disco rispecchia il
ricordo di sua nonna morta 4 anni fa, o meglio
“le sue ultime 4 ore di vita”. In senso
positivo, non come qualcosa “di morboso” ma
piuttosto un modo per ricordarne la sua figura.
In realtà io continuo a vedere nell'album (sì,
nei brani, non nelle immagini) una serie di
percorsi che attanagliano alla gola, come
leggere i sentimenti di qualcun altro. E,
ripeto, tanta tanta inquietudine. Probabilmente
non era nelle intenzioni del gruppo emiliano
trasmettere quella che io dico “incantevole
sofferenza”, ma di fatto ritengo che questa
sia una definizione più che appropriata. Bene,
finora direte voi, ci hai rifilato le solite
elucubrazioni mentali, ma stringendo: e la
musica? Bene, quella va solamente ascoltata,
come si può pretendere di descrivere un
continuo, ininterrotto flusso emozione? A
partire dall'iniziale “Liù dorme” che
introduce l'ascolto in un loop musicale sul
quale la voce di Davide vuole coinvolgere e
circondare, a “Naufraghi” e “Gli
equiseti” con la loro malinconica base di
piano; l'idea di un viaggio in mezzo ad un mare
scuro ritorna con “Deriva” e “Marea”,
sperimentali e sempre condotti da deboli loop
che si chiudono a cerchio dentro di loro. Chi si
aspettava il “solito dischetto neofolk”
rimarrà deluso e, se ha un minimo di sensibilità,
sconvolto da tanta ricchezza di suoni, di
vibrazioni, di voci a volte anche quasi urlate,
come a rimarcare un ricordo che non deve
spegnersi. Ultimo appunto: “Cerbastri”,
persino bucolica negli arrangiamenti, forse
questo sì un episodio che può essere
considerato 'neofolk', e la conclusiva
“Gennaio” che parte quasi in stile 'noise'
per poi introdurre pian piano i diversi
strumenti, di cui la voce è inevitabilmente
parte. E il dvd? Beh, quello non ha bisogno di
alcuna parola, è semplicemente purezza, (dis)incanto
e turbamento: anche qui si tratta di un flusso
ininterrotto di sensazioni, e mai come in questo
caso, ciascuno ne dovrà trarre le proprie
conclusioni, anche se avverto: sembra quasi che
le immagini mutino al mutare dello stato d'animo
del momento in cui le si guarda, col cuore,
naturalmente, non di certo con i soli occhi.
(Anialf)
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Debaser
Liù
dorme. Ben desta è invece l'ispirazione degli
emiliani Albireon, giunti alla quarta prova ed
alla piena maturità, che permette loro di
confezionare quello che possiamo ritenere, ad
oggi, il loro capolavoro.Uscito in sordina nella
seconda metà del 2008 , "I Passi di Liù"
sancisce da un lato un netto distacco dalla
dimensione neo-folk/cantautoriale abbracciata
negli album precedenti, e dall'altro celebra il
felice approdo ad una nuova formula, unica se
vogliamo, che fonde armoniosamente tessiture
ambient e sofisticato post-rock , il tutto
funzionale alle belle parole di Davide Borghi,
autore di un concept denso di significati e
profondamente poetico .Liù potrebbe essere sul
letto di morte, assistita dal suo amante, o da
un suo amico, una voce fuori campo che
ripercorre con trasporto i ricordi di
un'infanzia spensierata, ma non priva di
fratture ("Ma noi abbiamo danzato, a volte
anche tra i rovi, lasciando che le spine ci
ferissero il sorriso" recita il ritornello
della bellissima " Gli Equiseti
").Oppure Liù potrebbe attraversare una
fase di passaggio della sua vita, dirigersi
verso nuovi orizzonti, lasciandosi, non senza
traumi, qualcosa alle spalle; e la voce narrante
potrebbe essere quella di un poeta, o di un
angelo custode, che legge attraverso la metafora
della morte i cambiamenti che intervengono nella
vita di tutti noi (" Ed ora sorridi, ne
sono sicuro, dimentica dell'orologio sul muro,
un fremito d'ali, nel buio giardino, voli
leggera, incontro al mattino " narra la
conclusiva "Gennaio ", nel momento più
intenso dell'album).Fra il primo Battiato
(impossibile non pensare a "Le Corde di
Aries") e i Current 93 di lavori come
"Of Ruine or some Blazing Starre" e
"Sleep has his House", i "Passi
di Liù" è un viaggio onirico e sfocato su
una zattera di legno in cui, sonnecchianti,
siamo cullati dallo sciabordio dolce delle onde
(frequenti i rimandi al mare e al fluire
inesorabile delle correnti: si prenda i testi di
brani come " Naufraghi " e "
Deriva ").Squarci di sole fendono le nuvole
nel cielo, mentre passato e presente si
confondono e sfumano in un abbraccio febbrile,
fra scenari bucolici senza tempo, il chiuso di
una stanza ombrosa ove giace un letto, e
l'universo che sta nel cuore e nella mente.In
altre parole: emozioni emozioni emozioni.Arpeggi
di chitarra appena sfiorata, una vibrante
elettronica ambientale che evolve
impercettibilmente, squarci di tenue rumorismo
qua e là a richiamare vagamente gli esperimenti
esoterici dei primi Ain Soph, mentre
nell'intensa " Cendra " compare la
voce fiabesca di Paola Farasconi che recita
all'unisono con Borghi una filastrocca infantile
(ricordando non poco i duetti fra David Tibet e
Rose McDowall): un intenso e fragile flusso
emozionale che pare spezzarsi in ogni momento e
che in ogni momento, come per miracolo, rimane
in piedi, fino agli imperdibili dodici minuti
della conclusiva "Gennaio" , apice
emotivo dell'opera, forse la più bella canzone
italiana da dieci anni a questa parte.Procedere
oltre mi è difficile, perché mai come in
questi casi le parole sono impotenti nel
descrivere le sfumature innumerevoli di cui è
pregno questo piccolo-grande capolavoro, uno
scrigno di emozioni capace di muoversi con
eleganza fra nostalgia, malinconia e speranza:
un equilibrio unico e perfetto in cui la Fine è
in realtà un nuovo inizio, e dove a muovere il
tutto è lo stato di grazia in cui si trovano i
musicisti, non certo dei virtuosi, eppure magici
nel riporre nella loro opera tutto quello di cui
c'era bisogno e nella forma più congeniale al
disegno complessivo.L'unico appunto che mi sento
di fare è la resa della voce eterea di Borghi ,
che si perde riverberata fra i suoni dell'album,
non per colpa del pur bravo cantante, ma per un
mixaggio un po' confuso che, ahimè, non
permette all'ascoltatore di cogliere tutte le
sfumature dei bellissimi testi. Per certi versi,
un vero peccato.Da segnalare infine l'elegante
booklet che accompagna l'opera, le cui pagine
sono costellate dalle illustrazioni di Lorenzo
Borghi, l'ideale controparte visiva agli umori
malinconici e fanciulleschi che pervadono
l'album.Nella versione in mio possesso vi è
inoltre un DVD, il quale tuttavia rimane
privilegio dei cento fortunati in possesso
dell'edizione limitata. Tipo me.Non sarà facile
trovare questo album, ma se vi capita fra le
mani, non fatevi sfuggire quella che
probabilmente è la migliore uscita discografica
italiana dello scorso anno , nonché un'opera
unica nel suo genere, capace di toccare temi
come la vita e la morte con quella delicatezza e
quella maturità che rimangono appannaggio di
pochi.Davvero di pochi. Recensione di: mementomori
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Luker's
realm
Os
Albireon
detêm já uma carreira recheada de grandes
discos e participações de prestígio. Que se vê
agora alargada com o lançamento de " I
Passi Di Liu ", o seu mais recente
longa-duração, cortesia da Palace
Of Worms .
Juntos desde 1998, a sonoridade do colectivo
italiano percorre os meandros emotivos das
composições baseadas em guitarra acústica e
teclados, com a adição de outros elementos acústicos
e de vocalizações intensas. Mantendo-se fiéis
ao especto Dark Folk, souberam percorrer
caminhos paralelos do Neofolk e alternativos do
Industrial e Experimental ao longo da sua
carreira, culminando agora numa demonstração
de capacidade, sensibilidade e talento como é
este novo trabalho.
Para além desta edição, vai ser também
disponibilizada uma edição especial limitada a
100 cópias, contendo um DVD bónus. Aqui
podemos encontrar um filme surreal criado pelos
próprios Albireon, para representar visualmente
o conteúdo do novo disco, e para adicionar uma
camada de enriquecimento à música propriamente
dita. Recomendado.
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Kultur
Terrorismus
Das
seit fast 10 Jahren existierende Projekt
Albireon aus Italien blickt auf einige
Vollzeitwerke, ein Split mit Sonne Hagal &
eine Vielzahl an Samplerbeiträgen zurück, die
meiner Person zum überwiegenden Teil gänzlich
unbekannt sind, weshalb mich die Übersendung
des aktuellen bzw. neuen Albums “I passi di Liù”
zur Besprechung sehr freut, um eine so genannte
Wissenslücke zu schließen.Hinter Albireon
verbergen sich die Protagonisten Davide Borghi,
Stefano Romagnoli, Carlo Baja Guarienti, Lorenzo
Borghi, Massimo Romagnoli & Paola Tarasconi,
die gemeinsam mit “I passi di Liù” eine
sehr experimentelle Arbeit erschuffen, welche
die Genres (Dark) Folk, Industrial (Noise),
Drone und Ambient in einem emotionalen Gewand
vereint. Diesem Oeuvre inhaltlich näher zu
kommen, verhindert eine Sprachbarriere, welche
meine Wenigkeit nicht zu nehmen vermag (leider).
Die hervorragende Cover- wie Bookletgestaltung
malte Massimo Romagnoli, der mit gedeckten
Farben sehr fein den Charme dieses Opus
transportiert.Musikalisch soll dieses Release
von den vorherigen Publikationen von Albireon
abweichen, weshalb sich die fortlaufenden
Aussagen ausschließlich auf die CD “I passi
di Liù” beziehen, die als Sonderedition von
100 Stück noch einen Film für den geneigten
Konsumentenkreis bereithält. Diejenigen, die
pure Stringenz bei Tonträgern favorisieren, können
“I passi di Liù” für sich komplett von der
nächsten “Einkaufsliste” streichen,
hingegen Hörerinnen und Hörer, welche
freigeistige Tonkunst mit experimentellen Einschüben
schätzen, müssen diese Veröffentlichung von
Albireon unbedingt antesten. Sie verknüpften
auf “I passi di Liù” Gitarrenlinien aus dem
Dark Folk bzw. Neofolk, vereinzelte Akkorde die
an My Dying Bride in ihren besten Tagen erinnern,
dunkle atmosphärische Soundcapes, die auch von
Tor Lundvall stammen könnten, leichte
Droneanleihen, sanfte Noisestrukturen (kein
Geballer!) und sehr emotionale Stimmbandarbeiten
(mehrheitlich männlich) miteinander, woraus
sich eine sehr dunkle & zugleich ergreifende
Symbiose ergibt. “I passi di Liù” in einem
Hördurchgang erfassen zu wollen, scheitert
alleine an der Komplexität, die diesen Tonträger
auszeichnet. Gerade Rezipientinnen und
Rezipienten, die sich für “Lapsis” von
Darkwood & Chaos As Shelter begeistern
konnten, dürfte diese Tondokumente auf
“I passi di Liù” von Albireon zusagen bzw.
gefallen.Auf “I passi di Liù” einen
Anspieltipp zu empfehlen, entfällt wegen der
Tatsache, dass alle Tracks gemeinsam ein
Gesamtkunstwerk offenbaren, welches als solches
konsumiert werden sollte.Die von Albireon
vermittelte Gesamtstimmung schwingt zwischen
Dunkelheit und Bedrohlichkeit, wodurch sich nach
mehrfachem Konsum ein Gefühlschaos aufdrängt.
Emotionslose Lebewesen sollten von “I passi di
Liù” die Finger lassen, ihnen wird sich der
wahre Geist nie erschließen.Fazit:Albireon
legen mit “I passi di Liù” eine sehr
vielseitige Publikation auf, welche durch tiefe
emotionale Berührung besticht. Individuen, die
nach gehaltvoller wie kunstvoller
Untergrundmusik verlangen, sollten sich “I
passi di Liù” unbedingt zulegen – meine
Empfehlung!
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DSide
Album
licenziato dalla Palace of Worms e scrigno di
profondi contenuti emozionali scaturiti dalla
personale sofferenza di Davide Borghi riguardo
la scomparsa di una persona a lui cara eppur
ancora vivida e presente tra le note dell'opera,
come una successione disincantata di tormento e
struggevolezza. Ci siamo occupati l'anno scorso
della band di Reggio Emilia, precisamente in
occasione del precedente album
"Indaco", auspicando all'epoca
strutturali interventi migliorativi sul piano
tecnico: i risultati, come del resto ci
attendevamo, sono infine giunti. Le songs, più
mature ed ispirate, riflettono un vibratile
desiderio di sperimentare innovative sonorità
"looppate" a cura di Stefano Romagnoli
oltre ad una più tangibile padronanza della
materia oscura. "I passi di Liù" si
dispone sul mercato in due versioni: una limited
edition di 100 copie con annesso dvd realizzato
con i filmati di Massimo Romagnoli, oltre la
canonica stampa solo su cd limitata però
anch'essa a 400 copie. Gli Albireon, inoltre,
militano anche nella compilation "Nikolaevka"
con la song "Il deserto dei Tartari",
offrendo aun'ulteriore occasione per soppesarne
le qualità. "Liù dorme", prima
traccia dell'album in esame, si erge catartica,
impalpabile, su vocalizzi meditativi adombrati
da un flusso di key, chitarra distante
arpeggiata con scarni accordi, in una song che
amplia il concetto di sofferenza e mestizia
intrecciandolo all'inesprimibile emozione della
dipartita e privando il pentagramma di ogni
melodia circoscrivendolo contemporaneamente
nella compostezza di un atonale cantico di
morte. "Naufraghi" è una traccia
livida, intorpidita da una lunga folata di
rumore sintetico, viola e cristallizzate note di
piano. In "Gli Equiseti" la preminenza
dei vocals di Davide intessono delicati
filamenti dal sapore amaro, ammantati di
malinconia ed allineati su un greve rollìo di
basso mentre "Deriva" evoca fosca
poesia trafitta da frammenti stilistici attigui
ai This Mortal Coil di "Filigree &
Shadow" attraverso ampissime dilatazioni
delle atmosfere ed utilizzando il suono come
strumento di meditazione. "Cendra"
emana evaporazioni liriche fiabesche in duetto
tra Davide e Paola Tarasconi, sorrette da un
unico accordo di chitarra appena pizzicata ed un
ripetitivo campionamento rumoristico che
ossessiona l'intera percorrenza della traccia,
così come "Cerbastri" propaga quiete
galassie vocali meravigliosamente evocative e
poggiate su un disadorno tappeto di key dalla
timbrica sibilante, pallida guitar e rarefazioni
di piano. "Marea" abbina i fraseggi
del singer a sonnolente emissioni monocromatiche
in un episodio dalla brevissima tempistica e
"Falistre" rumoreggia con striduli
loops imbarattando di gelida impurità un
capitolo dark-ambient; raggiungiamo "Nymphalidae",
fosco poema sciorinato sotto un plumbeo cielo di
sordi venti tastieristici e stentorei tocchi di
chitarra d'accompagnamento che anticipano
l'ultimo brano rappresentato da
"Gennaio", dall'intro lunghissimo che
incorpora un lamento accordato inizialmente su
sole tre note incessantemente modulate su un
background di torbidi cigolii interferiti da
sinistri rumori, con la voce di Davide che solo
al sesto minuto interviene ad echeggiare una
song intricata ma che nel segmento finale
intercala lente melodie di keyboard e chitarra.
Nessuna percussione, nessuna ritmica: l'album si
tuffa in prolungate immersioni di ambient oscuro
e gelido ed essenziale plasma sonoro intriso di
un palpabile sentimento di afflizione che in
questo "I passi di Liù" diviene parte
integrante di ogni singola nota, rendendo i
contenuti del lavoro toccanti, riflessivi ma
percepibili esclusivamente dall'ascoltatore
predisposto e sensibile. Fautori di una rentrèe
matura quanto significativa gli Albireon si
evolvono nell'algido livore di una realizzazione
che ha il pregio di aver reso timidamente
luminoso perfino il buio. In eterno
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Mantenebre
"I
passi di Liù" es un trabajo de Albireon
editado en Palace of Worms (Ref: PO26W-2) en
Noviembre de 2008.
Interpretado por Davide Borghi a las voces,guitarras
y samples & Stefano Romagnoli en
programaciones,samples y filmaciones &
Carlo Baja Guarienti como pianista,teclista y
flautista & Lorenzo Borghi en la batería
y la percusión desde Italia y navega entre
los estilos Ambient & Ethereal y tiene una
duración de 46 minutos.
Enlaces Relacionados: Albireon & Palace of
Worms
Valoración: 7.5 sobre 10
Aunque para mí este disco ha sido el primer
contacto que he tenido con Albireon, lo cierto
es que este proyecto musical italiano ha
tenido una intensa trayectoria musical desde
sus comienzos, allá por 1998, cuando
publicaron su primera demo en la que contaron
con la colaboración de Vitorio Vandelli,
guitarrista de Ataraxia. Tras este primer
paso, la banda empezó a aparecer en diversos
recopilatorios y continuó sacando demos y cds
hasta llegar a este "i passi di liù",
que la discográfica Palace of Worms ha sacado
en dos ediciones diferentes, la normal en caja
de plástico y una limitada en la que se
incluye un dvd con imágenes rodadas por la
propia banda con objeto de representar
visualmente la música incluida en el cd.
El sonido de Albireon me resulta difícil de
clasificar, no porque sus elementos sonoros
sean difíciles de reconocer sino porque para
mí no es habitual escuchar un proyecto
musical cuyo fondo sonoro es abiertamente
ambient-industrial y cuyas melodías vocales
están más cerca del neofolk ( 'Nymphalidae'
) que de otra cosa. La mezcla, en un principio
chocante, va ganando enteros con cada nueva
escucha gracias a su original propuesta. Sin
embargo, todavía sigo pensando que le falta
algo de fuste, algo más de consistencia, algún
elemento que me enganche definitivamente.
Seguro que con unas cuantas escuchas más
conseguiré pillarle el punto completamente a
este disco. Lo cierto es que la unión de
fondos ambientales y melodías vocales neofolk
produce en el oyente una agradable sensación
de sofisticada fragilidad, como de un delicado
y fugaz equilibrio a punto de rompersey que a
duras penas consigue mantenerse a flote. Eso
es lo que sucede cuando se escuchan temas como
el de apertura del cd, uno de los más oscuros
pero a la vez uno de los más delicados. La
fragilidad se torna en inquietante amargura en
canciones como 'Gli equiseti', en la que la
voz tiene más predominancia sobre la música,
transmitiendo a través de su lamento una
honda sensación de melancolía y tristeza.
Uno de los cortes más destacados de "i
passi di liù" es 'Cendra', cantado en
exclusiva por una voz femenina que se eleva
sobre el paisaje sonoro más extraño de todo
el cd. 'Marea' y 'Falistre', por su parte,
aportan dos perfectos ejemplos de la capacidad
que tiene Albireon para crear murallas sónicas
profundamente sobrecogedoras y oscuras, cuyo
negro efecto se ve notoriamente suavizado por
la voz masculina en la primera de ellas. La
segunda es sin duda la más oscura de todo el
disco; totalmente instrumental, añade a su
sonido inquietantes y extraños efectos de
corte netamenteindustrial. Uno de los
elementos fundamentales en este lanzamiento es,
junto a la música, el artwork tanto del
libreto del cd como de la web de Albireon.
Figuras humanas desdibujadas, de rostros
imprecisos, se pasean por entornos brumosos y
fantasmales en lo que supone una representación
visual más que acertada del contenido musical
de "i passi di liù". Aunque la
edición que ha llegado hasta la redacción de
Mentenebre es la sencilla, no dudo en
recomendaros que os hagáis con la edición
limitada que incluye el dvd, pues a buen
seguro será un complemento perfecto para
escuchar y entender la música de Albireon.
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Filth
Forge
"I
Passi Di Liù" is the third official full
length album of the Italian project Albireon,
this time released by Palace of Worms. Since the
early demos and albums, Albireon has always been
involved in a guitar-driven wave music: this new
album is a strong step away from neofolk
compositions into an album of gloomy, mournful
laments, led by Davide Borghi's solemn voice.
The darkness of the sound creates a kind of
nihilistic expression: everything sounds pretty
desperate, surreal and distant when riverbed
guitars and classical piano begin to play, the
effect is slight, as they appearlittle more than
embellishments to Borghi's vocals.
Surely "I Passi Di Liù" is Albireon's
best work to date: the mood is nostalgic, lyrics
are
like little poems, it’s not anymore folk,
it’s a new kind of sound between ambient and
post rock, that can be developed in a very
interesting way in the future. Guitar sound is
so minimalist and dissonant and it’s the
texture of evocative songs like "Gli
Equiseti"
and "Cendra", reminding somehow of
early Current 93. Moreover "I Passi Di Liù"
recalls the more ethereal moments of Gordon
Sharp's Cindytalk in some vocals moments. The
entire album is sung and spoken in Italian and
is concerned with memories of a lost beloved
one, Liù, that can be seen as the symbol of
lost childhood - a point amply conveyed by the
mood of the music and cover art.
- Roberta T.
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Side
line
Except
for some early demos, cdr's and mcd's, this is
the 3rd official full length of the Italian
Albireon. Since its inception in 1998, the
project always has been involved in guitar-wave
music. This new album is presented as their most
emotional piece to date. That's hard to say or
confirm, but they for sure tried to compose a
kind of melancholic ballad style. The darkness
of thesound creates a kind of nihilistic
expression. Everything sounds pretty desperate
and surreal. Unfortunately they never really
touched my most sensible snare. The Italian
language never convinced me when listening to
gothic music and that's one of the main reasons
why Albireon has never become one of my
favorites. But it's not only about language! The
music does not totally catch me and I don't
really find some real emotional content here.
It's all about feeling and vibes, but I'm
missing some kind of melody or carrying lyrics.
“I Passi Di Liù” sounds like a moonwalk
under a black sun… something unreal and hard
to catch. “Marea” is the single song that
affected me the most but that's definitely not
enough to speak about a success!
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Apostazja
Choc
zawsze w miare docenialem twórczosc tego
wloskiego projektu, nie spodziewalem sie
specjalnie cudów po tej plycie. A tu prosze,
"I Passi di Liu", wydana przez
zmartwychwstaly niedawno Palace Of Worms to jak
dla mnie jedno z najlepszych wydawnictw 2008
roku. Z tego co wiem za tym wydawnictwem stoi
autentyczna tragedia, która spotkala jednego z
muzyków. I to slychac jak chyba nigdy dotad.
Wlasnie ta szczerosc przekazu, która wyziera z
kazdej nuty na plycie postrzegalbym jako
najwieksza zalete "I Passi di Liu".
Sama muzyka moze nie grzeszy specjalnym
skomplikowaniem pod wzgledem formalnym (choc do
prostoty oczywiscie równiez daleko), ale ma swój
charakter i na swój sposób jest dosc
oryginalna. Ma w sobie ten album cos z poetyki
Canaan, podobnie silnie oddzialuje na emocje
sluchacza, choc muzycznie - nie liczac wokalu w
jezyku wloskim - to inne klimaty. W ogóle mam
problem z okresleniem przynaleznosci gatunkowej
plyty. Niby pogrywa tu sobie gitara, czasem
jakis klawisz, ale - jakkolwiek dziwnie to nie
zabrzmi - glówna role gra tu tlo. Kazdy numer
podszyty jest ambientowymi plamami, szumami, które
niezbyt nachalnie, ale konsekwentnie buduja
atmosfere zagubienia, niemalze namacalnej
samotnosci, przemijania, straty. I to tak
naprawde one graja tu glówna role. To wszystko
plus charakterystyczne brzmienie, w którym
wazna role odgrywa poglos (przywodzi mi to
troche na mysl "Natanael" Ildfrosta)
oraz pelne pasji, chwilami wrecz desperackie
wokale powoduja, ze w okolicach czwartego
"Deriva" niemal fizycznie krwawi mi
serce i chce mi sie plakac. Ja wiem, ze uzywam
tu takich troche kiczowatych, pseudogotyckich
okreslen, ale nic na to nie poradze - "I
Passi di Liu" naprawde bardzo silnie dziala
na wrazliwego odbiorce. O wiele silniej niz
wlasnie jakies tam gotyckie smuty. A juz
najbardziej wzruszajace sa ostatnie sekundy
ostatniego fragmentu "Gennaio", jakby
z pokora godzace sie z bezlitosnym losem. Piekna
plyta, a najlepsze jest to, ze to zupelnie
niespodziewany strzal. Ale czyz nie takie lubimy
najbardziej? Stark
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Herz
und Geist # 8
E’
la Palace of Worms a battezzare il nuovo lavoro
degli Albireon. La formazione emiliana, dopo
tanti anni di “carriera” e vari lavori sul
groppone, si riconferma ai soliti livelli a cui
ci ha abituato. Il gruppo capitanato da Davide
Borghi ancora una volta ci introduce nel suo
mondo fatato fatto di colori tenui e delicati,
dai contorni minimali e incerti.
Una musica spoglia e asciutta, che sfocia nella
dark ambient isolazionista, fa da tappeto al
mondo di Liù, ipotetica creatura che si muove
in una realtà incantata e disincantata cha fa
da specchio al suo carattere sensibile e
romantico.
I vari brani sono delle istantanee fredde e
crepuscolari di pensieri e situazioni. Un disco
difficile ed impegnativo, assolutamente non
scontato, che ci consegna gli Albireon lontani
da situazioni acustiche che già conoscevamo. Un
lavoro che mi sento di paragonare ad alcune cose
di Colloquio (quello di alcuni demo del passato)
o dei grandi Nenia.
L’approccio è simile e forse anche la resa
finale. La descrizione di un dolore
inconfessabile e intenso che accompagna la
protagonista del racconto. Un concept sul male
di vivere (“La luce inclinata del giorno che
muore, s’imbeve di tutto il dolore che
provi”) e sulla ricerca di una fragile felicità/serenità
(“fremito d’ali nel buio giardino, voli
leggera incontro al mattino”).
Da centellinare e assaporare lentamente.
(Ottavio Chiodo)
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www.darksite.ch
This
latest release for the Italian outfit Albireon,
lead by Davide Borghi, sees some of the most
introspective and enchanting moments in the
history of the project. The ten tracks featured
are drenched in foggy, oneiric ambiences, so
thin and fragile, they give the unreal feel of
being sculpted out of mist and are free-standing
in an abstract dimension, a layer far above the
reach of human beings. Davide's poetry is
sublime as we are used to and learned to love.
His words are delicate, they embed themselves
gently in the surrounding mist. There's a fair
bit of experimentation in the backdrops to this
unreal story, billed as a "collection of
memories of a lost beloved one". A solitary
guitar moves shyly through the haze. I passi di
Liú see Albireon breaking from the neo-folk
paradigm, around which the band had already
reached highly respectable levels, to explore a
self-crafted way that conjures up visions
ranging from Fin de Siecle to Ain Soph.
Curiously, the last of the ten tracks spans
about a quarter of the duration of the whole
work, featuring more courageous experimentation,
subtle noise and ambient research, that solitary
guitar which occasionally picks up a melody, a
strum duetting with background noises and the
hazy vocals that turn ethereal at the apex. I
have loved each and every work by Albireon,
always for slightly different reasons, and I
have to say that even if I passi di Liú lacks
an "headline" song, a sublime ballad
whose melody leaves a lasting memory, there's a
lot to go for declaring this probably the most
accomplished work to date for the ban
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Orkus
Magazine
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D-Side
N°50 Janvier-Février 2009
La
formation italienne ambiante et néo-folk, un
temps défendue par le label français Cynfeirdd
et fondée par le duo Davide Borghi (chant,
guitare, texts) / Carlo Baja-Guarenti (claviers,
piano, flûte), vise encore une création
climatique à travers I Passi di Liu. Cette série
de titres éthérés enrobe de colorations néo-classiques
des appétences ouvertes et qui ont déjà
conduit ce sextet à des collaborations diverses
avec, par exemple, Fire + Ice ou Sonne Hagal.
Cette embrassade rejoint subrepticement le genre
gothique (l’atmosphère de « Naufraghi »)
et
tend à générer un espace d’introspection.
Albireon reste finalement dans un exposé
sensible et très rentré, et si la retenue du
propos peut attirer, l’ensemble s’avère
lymphatique.
I
Passi di Liu manque trop d évènements
pour que l’on garde de cet album cette
impression de force rampante qui fait les
classiques du genre.
Emmanuel
Hennequin
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Darkroom
Magazine (7.5/10)
Passeggiare
con Liù nelle liriche di Davide Borghi è
come tornare a quell'infanzia che mescola
innocenza e peccato: dieci tracce in cui
Pascoli e Baudelaire si fondono insieme per
magnificare il tremendo contrasto tra
candore e crudeltà, spesso involontari
sposi. Quarto lavoro per gli emiliani
Albireon, quarta conferma in chi già al
debutto, l'EP "Disincanto",
palesava di non essere un fuoco di paglia ma
la cova di un progetto che negli anni si
sarebbe evoluto nel suo stile
caratteristico. Il fatto che il
'battezzatore' di questo act fosse Vittorio
Vandelli è la riprova che l'Emilia creativa
non era appannaggio solamente del culto
Ataraxia. Passeggiare con Liù vuol dire
errare in un mondo di ovatta e pudori per la
voce recitante di Davide, garbato negli
arpeggi di chitarra, che narra le dieci
tracce con lo stupore e l'abbandono di un
bardo; paesaggio sonoro 'violentato' dalle
basi di tastiera e dai samples curati da
Carlo Baja-Guarienti e Stefano Romagnoli,
fatali le percussioni di Lorenzo Borghi. Una
cappa sonora e spesso industriale che copre
in quasi tutta la durata l'etereo mondo in
cui Liù esiste, come un destino che
incombendo porta verso l'epilogo nefasto
esplicito da subito. "Cerbastri",
"Marea", "Gennaio"
(lunghissima e senza respiro) sono gli
episodi in cui l'act emiliano rivive il
ricordo eighties dell'esoterismo caro a
Douglas Pearce in "The World That
Summer" come anche agli Ain Soph di
"Ars Regia", ma vivo di quel
contrasto sopra narrato. Proprio
"Gennaio" esalta la fragilità di
Liù, spenta nel contrasto della musica
ferale. "...Un fremito d'ali... Nel
buio giardino... Voli leggera... Incontro al
mattino..." recita Davide, lottando
quasi contro il suono che profana la
decadente dolcezza della lirica. Nella prima
parte dell'album brani come
"Naufraghi" o "Gli
Equiseti" rammentano la medesima
efferata ed inesorabile ferocia dell'avverso
rapporto lirica-musica caro ai Carillon Del
Dolore di "Trasfigurazione", come
se lo spirito del destino incomba anche nei
momenti in cui gli idilli si compiono,
pronto a travolgere spezzando ed illudendo
ciò che è puro, che non può e non deve
essere interrotto. Album difficile e meno
immediato rispetto ai precedenti con la
prerogativa di necessitare di più ascolti
per assimilarlo, ma fatto ciò, e proprio
per questo, pronto a rimanere dentro
all'ascoltatore. Albireon è sicuramente uno
dei progetti di punta della Palace Of Worms,
label italiana che della qualità e
dell'eterogeneità delle sue proposte ne fa
dote personale. Ascoltate questo album con i
testi (presenti nel booklet) ben davanti a
voi e lasciate che Albireon vi entri dentro:
passeggiate con Liù verso il suo eternarsi.
Se vi turba il pathos che proverete non
evitatelo, sono piccole poesie alla fine,
piccole frasi per emozioni sterminate, come
il nostro sensibile animo.
Nicola
Tenani
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Ascension
# 20
Per
seguire o ricordare i passi di Liù, era
naturale che gli Albireon cambiassero veste,
atmosfere e percorsi sonori. Ma anche se questo
non fosse stato l'argomento da trattare,
personalmente dubito che il gruppo sarebbe
rimasto ancora fedele a una proposta quasi
interamente acustica, folk o neofolk che la
vogliate chiamare; una "divisa" che
comunque sarebbe andata stretta, e per questo
portata male. Con ogni probabilità, "I
Passi Di Liù" è solo uno dei tanti
interessanti capitoli che gli Albireon
scriveranno da quì a venire, perchè è un
album in cui i ricordi vengono descritti come
sogni lontani; e i sogni, è naturale, si
dissolvono. Non ci sarà un altro "I Passi
Di Liù",perchè se ciò che sparisce può
restare vago e confuso, ciò che invece
raccoglie il ricordo che l'ha generato resta e
vive, perfettamente, in questo album. Dieci
brani che sono come un grande respiro, un unico
grande sguardo suddiviso in dieci scene, in
dieci momenti che, senza che ce ne accorgiamo,
si fondono in un bellissimo caos di percezioni.
C'è la parte acustica, le chitarre, c'è
l'elettronica, le percussioni educate, i samples,
loops e drones di varia foggia e natura; c'è la
voce di Davide Borghi che, grazie alla
postproduzione, diventa non più mezzo per
distribuire parole, ma ne è l'accompagnatrice,
colei che le rincorre, ci gioca insieme,
nascondendosi fa suoni, melodie e rumori, come
un ragazzino in un vecchio solaio impolverato.
Gli Albireon non sono diventati un progetto
ambient, non sono più "eterei" di
prima, non rimpiangono i concept prog, non si
sono convertiti ai nuovi pastori erranti del
folk psichedelico nè sono l'acido e deviato
risultato di strane jam sessions protratte per
ore in studio. Gli Albireon descrivono sguardi,
ricordando sospiri profondi, seguono passi fra
sentieri silenziosi e di tutto questo ricordano
sia la bellezza quasi irreale che il dolore
degli istanti più tragici, innaturali. Lo fanno
con melodie dolci e stranianti, con filastrocche
narrate vicino ad una candela accesa, con
strumenti che prima sembrano immobili e poi,
improvvisamente, impazziscono inebriati per
ritornare successivamente a note e racconti più
familiari. E' un album da ascoltare come se lo
si facesse veramente quel grande respiro,
chiudendo poi gli occhi per sentire l'eco di
quei passi. Consigliato. (Gianfranco Santoro)
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