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CANTO
DEL VENTO LONTANO
Il
silenzio che filtra oltre il buio dei sogni
Sanguina
blu d’angoscia e di pioggia
E
un vuoto ingombrante si appoggia
Su
strati di suoni corrosi
Nel
cielo invisibile muro
Di
mani sfiorate dal vento
Di
pioggia, di fumo e cemento
Lo
sguardo impotente è racchiuso
Nel
limpido sogno di un bimbo
Rivedo
quei giorni lontani
Ed
io tendo ancora le mani
Cercando
quel vuoto dipinto
Lo
specchio dei giorni è in frantumi
Su
un letto di foglie marcite
Sfiorarsi
continuo di vite
Che
non hanno nulla da dirsi
Quel
canto ascoltato nel vento
Si
è fatto un sospiro sepolto
E
un ombra nasconde il tuo volto
Tra
spesse cortine di fumo
La
ruggine brucia i ricordi
Coprendo
pian piano il tuo letto
E
l’edera soffoca il tetto
Di
quei labirinti contorti
Il
vento ormai soffia blu ocra
Su
quel nascondiglio sereno
Che
sanguina un dolce veleno
Di
vuoto, d’angoscia e di pioggia
Che
sanguina un dolce veleno
Di
vuoto, d’angoscia e di pioggia...
La
tua voce è un’eco blu scuro
Il
canto di un vento lontano
Inchiostro
che sanguina piano
Un
dolce veleno
ALA
DI FALENA
Il
fragile incantesimo di un’ala di falena
Si
posa dolcemente sui
miei occhi chiusi e stanchi
Il
sonno spegne l’inquietudine e lascia appena
Un
indistinto gemere di vuoti muri bianchi
Alcune
volte il vento è un tulipano di paura
Che
sorge all’orizzonte come un cupo fiore infermo
Cantando
quella nenia
che un incerto sole oscura
Sospesa
nell’abbraccio di una triste alba d’Inverno
L’erba
cresce sopra
al grigio suolo del tuo corpo
E
un fioco lume accende le candele della sera
Un
fiore avvelenato nutre l’arco dell’incontro
Esala
nell’oscurità
profumo di preghiera
Dipingi
i tuoi colori sopra un’ala di falena
E
lascia che essi chiudano i miei occhi arresi al pianto
Li
riaprirò nel sogno che la notte mi avvelena
E
spegne ogni dolore nel suo dolce disincanto
DANZA
DEL RISV
EGLIO
Danza
la morte con la fanciulla
Nel
grembo della Primavera
La
voce di un
canto diventa preghiera
Ed
il vento accarezza la culla
Bianche
farfalle sui rami del Frassino
Aspettano
ancora l’Estate
Le
lucciole cantano nenie incantate
Nel
bosco dei fiori di campo
Danza
nell’aria luminosa
Danza
nel bianco velo da sposa
Le
foglie ingialliscono al sole già stanco
Oltre
i vetri di un cielo lontano
Il
gelido Inverno le prende per mano
E
ricopre la terra di bianco
La
nuova stagione sorge dal nulla
Svegliando
dal sonno ogni seme
La
bimba e la morte riposano insieme
Ed
il vento accarezza la culla
Danza
nell’aria luminosa
Danza
nel bianco velo da sposa
INCANTESIMO
Quando
chiuderai i tuoi occhi sopra alla fatica
Di
unire due respiri con un gemito
Ascolterò
nel vento quella dolce voce amica
Ormai
lontana
Quando
l’orologio a muro avrà scandito l’ora
In
cui ogni dolore scioglie i nodi ai tuoi capelli
Ascolterò
nel vento quella dolce voce ancora
Nei
miei giorni
Adesso
che serena dormi e sogni quei cavalli
Sfuggiti
alle barriere dolorose della vita
Ascolterò
nel vento
la tua voce in queste valli
Oltre
le nubi
E
quando il vento poi ti porterà questa canzone
Sorriderai
con gli occhi come a volte sorridevi
E
un carillon distante cullerà la mia illusione
Averti
accanto per sempre
Réquiem
ætérnam dona eis Dómine
Et
lux perpetua lúceat eis
Requiéscant
in pace
In
loving memory of Dori (1926-2004)
The
spoken verses are taken from "Incantesimo"
by Giovanni Prati (1878)
LABIRINTI
Ora
il tempo si spegne in un labirinto di noia
Di
finestre
vuote come occhi su stanze ignote
Nascoste
in grovigli di porte
Confuse
in un gioco confuso
di morte
Qualcuno
ha dipinto il suo volto sul vetro più opaco
Quasi
ubriaco di vita e di nebbia
La
sua voce è un rantolo amaro non più alto
Dell’ultimo
respiro
Di
un’animale schiacciato sull’asfalto
Ed
io vi ho chiuso fuori
Da
questo ridicolo gioco di specchi
Da
questi pensieri già vecchi
Concentrici
come il dolore
Ed
io vi ho chiuso fuori
Da
questo universo di noia
Riflessi
alterati di gioia
Sul
vetro degli echi deformi
Ed
io vi ho chiuso fuori
Dal
buio di questa mia stanza
In
cui la rugiada è
speranza
Che
un giorno qualcuno mi trovi
IL
VOLO INSONNE
Il
mondo adesso tace
Nel
buio di una brace
Un
nuovo antico canto
Nell’eco
di un rimpianto
Un
dolce
suono lieve
Un
passo nella neve
Nell’insistente
e sordo
Pulsare
di un ricordo
Il
vuoto è una preghiera
Una
maschera di cera
Un
mondo silenzioso
Un
taglio doloroso
La
luce in fondo al nero
In
cui si perde il vero
Inganna
e appanna gli occhi
E’
intrico senza sbocchi
Quando
questo buio
Sarà
soltanto pioggia
Ascolterò
ogni goccia
Di
luce sul tuo viso
Ricoprirò
di neve
La
pelle e le tue mani
Ritroverò
domani
Le
lucciole dei sogni
Ritorneremo
a casa
Sciogliendo
quel dolore
Le
schegge dentro al cuore
Di
vuoto e di paura
Poi
persi nella pioggia
Noi
danzeremo insieme
In
questo volo insonne
Di
un
sole che riposa
Nel
grembo della notte
Oltre
ogni cosa
BALLATA
DELLE ROVINE
Questa
è la ballata delle rovine
Un
canto alla fine del mondo
Marciando
nei secoli verso il confine
Dell’odio
Questa
è la ballata delle rovine
Martirio
di sangue innocente
Spirale
che unisce passato e presente
Nel
buio
Questa
è la ballata delle rovine
Un
fragile inutile canto
Che
passa confuso tra i gemiti e il pianto
Del
mondo
Questa
è la ballata delle rovine
Falcidia
incessante di vite
Per
anime perse bruciate e smarrite
Nel
tempo
Questa
è la ballata delle rovine
Un
coro di voci atterrite
I
ciechi hanno spesso le mani ferite
In
un mondo giunto alla fine
I
ciechi hanno spesso le mani ferite
E
gli eroi corone di spine
TERATOGENESI
Nel
mio fragile esistere
Lacerato
da lame brunite
Compare
una maschera antica
Che
geme una nenia ancestrale
Un
grido che sale e mi assale
Dal
buio di tenebre e sangue
Di
sangue rappreso a catrame
Su
un mondo ferito che piange
Nel
dedalo inerte del tempo
Precipita
il sangue dei vinti
Dipinti
di incubi atroci
Ragnatele
di volti e di voci
Di
croci su sepolcri infetti di odio
Lasciati
a memoria perenne
Di
un futile gioco
Un
gioco mortale e opprimente
Incedere
di martiri bianchi
Di
stanchi ed eroici soldati
Quei
visi in cancrena esiliati
In
fosse comuni di fiori
Una
terra trasfigurata di orrori
Sconvolta,
umiliata e sconfitta
Per
questa autoinflitta tortura
Paura
dei giorni a venire
Anneriti
da quel nerofumo
Che
esala da tripodi accesi
Lontano
dal cuore di ognuno
LE
ROSE DI ACROM
Quando
Acrom si accorse che la crepa nel cielo dipinto non si
sarebbe mai rimarginata
ma
sarebbe rimasta spalancata su quell’ignoto lampo
persistente ebbe paura.
Avrebbe
voluto ignorare quella
figura immota sospesa sul ciglio del baratro che gli
tendeva la mano.
Acrom
ebbe paura di cadere e si aggrappò al piccolo mondo
che conosceva bene perché egli l’aveva creato.
La
figura velata ora gli tendeva
la mano e in quel palmo bianco intravide la
cicatrice bianca lasciata da un chiodo.
Intuì
tutto il dolore del mondo in quegli occhi che lo
guardavano dall’oscurità.
“Impara
a cadere Acrom”
“No
tu vuoi che io precipiti per beffarti della mia
rovina”
“Tu
cadrai se non avrai imparato a farlo…Vieni fuori ora
ti prego”
“No
questo è il mio unico mondo”
Acrom
allora chiuse gli occhi facendo svanire la figura
immota e il suo invito ingannatore, il suo cielo
spezzato, le stelle che ormai si erano allontanate le
une dalle altre e sotto le palpebre chiuse Acrom sognò
le sue rose gialle, rosa arancio e blu profondo e si
perse in un soffio di vento volando leggero sui petali
delle rose, le sue rose…
E
non ebbe più paura…
In
memory of Marco Pantani (1970-2004)
Freely
inspired by "Der Spiegel im Spiegel" by
Michael Ende (1986)
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